Trasformare vasche in cemento armato in spazi espositivi ed uffici!
Il progetto partiva con una certa ambizione: far diventare spazi museali, per il lavoro e la didattica due edifici inizialmente progettati per usi radicalmente diversi.
Ripensare sul piano spaziale e percettivo due edifici perfettamente “prestazionali” per le esigenze iniziali-vasche di potabilizzazione e spazi tecnici- e quindi (secondo consuetidini purtroppo ancora attuali) privi di ogni ambizione architettonica, sordi alla luce e rigidi nella distribuzione.
La sfida del progetto è stata quella di trovare e fare emergere le qualità nascoste di edifici che in apparenza non ne possedevano alcuna. Questo disegno, già di per sé ambizioso da un punto di vista architettonico, lo era anche dal punto di vista del programma funzionale (sale espositive, aule didattiche, uffici, piccola sala conferenze, archivi e laboratori) e in particolare delle superfici in gioco.
La strana coppia: già ad una prima osservazione era evidente una dicotomia tra i due edifici.
Uno “aereo” alto e stretto, di ridotta superficie, bene esposto su tutti i lati, immediatamente visibile dal piazzale di accesso; l’altro greve, quasi nascosto, adagiato pachidermicamente sul terreno a sopportare il peso delle vasche di potabilizzazione, con solo un ultimo piano a scimmiottare nei materiali e nelle bucature il primo.
Anche la struttura si adeguava: il primo realizzato in mattoni semipieni, il secondo costituito da quattro vasche dalle spesse pareti di cemento armato. In entrambi i casi ci si trovava davanti ad edifici refrattari alla trasformazione anche da questo punto di vista.
Eppure questo strano dualismo era la chiave di lettura dalla quale il progetto poteva partire, rafforzando come in ogni antinomia il legame tra i due edifici e rendendoli ancor più necessari l’uno all’altro.
Allora il primo edificio (quello alto) cerca di diventare anche elegante, intonacato e rivestito da un brise soleil in legno, che lo rende ancor più alto (e nasconde i pannelli fotovoltaici). Il secondo invece gioca con il suo aspetto di manufatto tecnico, con una nuova copertura in cemento armato (anche questa nasconde i pannelli) che libera una grande sala espositiva priva di pilastri e affacciata sul paesaggio circostante e sui due nuovi giardini.
Un nuovo ascensore in cemento armato connette i nuovi spazi espositivi al Castello di San Michele.